la dolcezza

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Quando ero piccola desideravo diventare grande. In realtà grandi lo siamo solo da piccoli, per la vastità del  tempo e dello spazio in cui siamo immersi, per la potenza delle sensazioni (fame, sete, dolce, salato, calore, carezze, odori, voci). Tanto è vero che poi, da grandi, ci si affanna, spesso in modo costoso e goffo, a ricreare le condizioni per provare, ogni tanto, la stessa pienezza di sensazioni.

Amare, desiderare, ridere, correre, dormire, giocare,
sognare innocentemente senza pretese questo è il mio pensiero di oggi;
la dolcezza non è un lusso, è un bene essenziale
ho bisogno di caramelle.. ho bisogno di te

Dedicata a te

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La primavera per me è più di una stagione, la sento scorrere sulla pelle, fino alla punta dei piedi, dei capelli, delle ciglia.
Una scossa elettrica che mi sveglia, mi agita, mi stravolge. Perfino gli altri notano questo mio cambiamento.
Sboccio in qualche modo anche io insieme alle rose,al gelsomino ai tigli..

E’ il profumo dei fiori che mi riempie le narici e il cuore, i cieli blu da cui mi lascio accecare pur di rimanere a guardali, la luce…Ah… ah… la luce che splendore.

Amo i colori, che cancellano il grigio degli ultimi mesi e lo spazzano via con cascate di petali rosa, lilla, bianchi, gialli. delicatamente.

Amo il sole che si prende il suo tempo nelle lunghe giornate e che accarezza le gambe e le braccia nude, con calore e dolcezza. Ho voglia di baci, baci con timidezza, baci con irruenza, baci con passione, una passione rossa come i petali dei papaveri, saporifera come i suoi pistilli come l’estasi che si prova quando il bacio è un bacio d’amore.

Mangio fragole, quelle prime grosse e dolci che mi parlano di te. Ho voglia di mare, di picnic improvvisati al parco come quella volta con te .

In me c’è poi l’ineluttabile bisogno di fare spazio. Di aprire le finestre all’anima e a questo soffio profumato e per liberarmi di tutto quello che appesantisce.

Archivio le amicizie amare, gli oggetti inutili, le parole e i gesti che mi hanno fatto male, quelle che non ho mai avuto il coraggio di pronunciare, archivio i fallimenti, le preoccupazioni, tutto ciò che irrita pelle e cuore, le brutte abitudini, gli orrendi ricordi crudeli.

Voglio spazio alle cose nuove, spazio alle persone che ho voglia di scoprire, ai nuovi progetti, ai fiori freschi alle ricette cotte in un giorno d’ amore, l’amore destinato a durare, voglio entusiasmo, nuove mete, nuovi traguardi e te dolce amor mio.

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I Gabbiani

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L’artista ha scelto una tavolozza di colori limitata oggi; solo piccole gradazioni fra cielo, mare e sabbia. Le onde vanno e vengono come sospiri. Tre grandi gabbiani scivolano sull’acqua, le ali distese quasi dritte, eleganti piume d’argento. Come cavalli a dondolo grigi, un tracciato parallelo alla riva.

L’orizzonte svanisce, sposato finalmente al mare e tutto ciò che rimane è il vento ed il suono morbido della pioggia.
La mia mente rimane sigillata come i miei pensieri.
Un brivido, mi avvolgo lo scialle intorno alle spalle e chiudo gli occhi.

Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace.
Io son come loro, in perpetuo volo.
La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo.

Buona Pasqua! :)

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Spazio al di là
dello spazio,
del fiume
dove risplende
il sole,
dove il vento
tra i capelli
i pensieri scompiglia;
in lontananza
vola via la tristezza,
e nell’alma monda
cristallina luce
pian piano si diffonde.

Oltre le colline
il suono della campana
s’accompagna
al tintinnio di campanelli,
di risate di donne in festa
– melodia che sale,
che scende seguendo
dei balli il ritmo.

Dicono sia
l’uragano primavera
il canto dei passerotti,
il commosso tremolio
delle foglie
dal vento carezzate.
Non più dell’inverno
la rigidità: già nell’aria
s’avverte acuto
che qualcosa di bello
presto sarà.

Spazia la luce
in giochi verticali
e orizzontali
disegnando su fiori
e persone più vivi colori.

Mio buon Gesù,
accogli, ti prego,
la preghiera che recito;
fa’ che l’amor e ‘l rispetto
tornino ad animare
degl’uomini il cuore;
fa’ che la speranza
s’annidi nell’anima
di quanti la bellezza
han dimenticato
in favore del pesto buio.
In ognuno di noi,
tu lo sai e io lo so,
che del bello c’è.

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Buona Pasqua a Tutti! :)

romanticavany-easter438209di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

l’allegra magia della Primavera

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Brillano le stelle
tra me e te,
folti sentieri
di lucciole
addormentate
ora sì ora no,
lanterne
che bruciano
olio e profumo.
E sorride,
sorride il cielo
per noi due
come bimbi all’asilo
a piccoli passi
veloci
mano nella mano
per non perdere
della campanella
l’allegra magia
della primavera.

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di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

Di fiore in fiore

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Come libera farfalla
felice ancor sento l’aria
carezzarmi le ali,
i colori che di fiore
in fiore andavo posando
nella bella stagione.
Sì felice di esistere
tra i seppur tanti enigmi
che fan del sapiente
uno stupido, del buono
un cattivo nel mondo che,

a nostra immagine
e somiglianza, ahinoi,
l’abbiam sconvolto.

Nell’intimo soffro
non sopportando ingiustizie
e voltagabbana; ma,
seppur fragile, mai cedo
ai facili compromessi
che uguale a mille falsi
vorrebbero cangiare
i colori dell’alma mia.

Ciechi quegl’uomini
che in un momento
vuoto di pensiero
la pace e il bene allontanano
ignorando che dolore recano
a sé stessi e non solo
facendo loro fortezza di solitudine.

Ancora fiocca la neve;
con dura tenerezza
l’intorno imbianca
e par ch’ogni cosa vergine;
insistente e mai stanca,
sui rami degl’alberi si posa
e peso dopo peso li spezza.
Nel mio mondo nascosta,
del paesaggio l’uniformità
osservo, e penso,
penso quanto migliore
potrebbe esser l’umanità
se solo con estrema facilità
alla precarietà non si desse.

Gente più semplice e pulita dentro;
case calde, di rispetto e dolcezza piene;
bimbi educati alla bellezza della fragilità;
e tante, tante farfalle colorate…
Tutto questo vorrei, ed è forse tanto
ed è forse poco, ma certa sono
che assai meglio noi tutti staremmo.

Sol brilla però quella luce
che la neve su ogni cosa
da essa sepolta.

Happy Valentine’s Day

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Sono io una parte,
una parte soltanto
della cerchia
degl’amici tuoi;
così penso
che tutto dipenda da te.

Tenendo i piedi
ben saldi a terra
comprendo
che esser soli
è il solo modo
per essere.

Quando sola
con me stessa
nulla di male
mi può accadere;
quando nessuno
mi è accanto,
non devo temere
di dover piangere
per un Addio!

E però anche così
ogni cosa assume su di sé
carattere di temporaneità.

Quando le strade bagnate
in alto verso il cielo
si sciolgono i colori,
e non so che significhi;
so però che tu e io siamo.

Da tempo ho smesso
di fantasticare su questo
e quello; mi arrendo,
ché niente c’è mai
di abbastanza buono
se non per gli altri.

L’ho capito da me,
esser soli è l’unico modo
per continuare a essere,
perché quando sono
con me stessa nessuno
può dire che ho sbagliato.

Sono me,
sperso granello di sabbia
sulla lunga spiaggia
che invadono gl’amici tuoi.

Non ti fai più vedere in giro
ed io voglio; ma già so
che per San Valentino
tornerai solo soletto
a dirmi “è te che amo”.

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Happy Valentine’s!

Se non fosse stato per quel bel tocco di rosso che si verifica il quattordicesimo, tutto il mese di febbraio sarebbe monocromaticamente grigio. Cieli e terra condividono la stessa tonalità, cancellando l’orizzonte. La novità di neve, una volta così brillante e chiara, è diventata piuttosto sottile e a cominciato a sfilacciarsi non ci si adatta allo stesso modo come ha fatto poche settimane fa, guardiamo fuori dalla finestra gli alberi spogli nudi, mi chiedo se il verde è stato ritirato definitivamente dalla tavolozza di Madre Natura.

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Si increspa  il fondo rubino
dei due bicchieri sul davanzale.

Ondeggiano, ricamati di note,
i fogli sparsi sul tavolo.

Tintinnano appena i piccoli fiori di vetro,
sospesi al soffitto come stelle.

Un brivido percorre, lento,
l’arrendevole candore della mia schiena.

Non il soffio della notte,
col suo silenzioso incedere.

Le tue labbra.

La Candelora

Mezzo addormentata, la vedo, ballando sulla parete della mia camera da letto come una fata dei boschi.
Viene da una bacinella di acqua limpida ora scintillante nella vecchia vaschetta di pietra al di fuori della mia finestra, un riflesso, un piccolo letto di fiori di luce, è un valzer come una danza appena sotto il mio tetto.

Turbinii e piroette, il sogno di un ipnotizzatore senza dubbio qualcosa di strano. Luce invernale non si comporta in questo modo, nemmeno la domenica. Butto indietro le coperte e guardo in su, sbadigliando, oggi c’è il sole: tiro indietro la tenda di pizzo e sbircio fuori al giardino.

Sole.
Sole splendente.
Sole brillante.

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Brillante un cielo così azzurro che potrebbe essere un miraggio.
Un uccello blu è schizzato nella vasca in basso, senza acqua congelata oggi. Sospirando e ondeggianti, gli alberi spogli lentamente allungano le membra intorpidite dall’inverno assorbendo il calore di questa brezza stranamente temporizzata.
Nessuno di noi si chiede perché.

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Insieme alle mie amiche ci dirigiamo verso le stradine di campagna più velocemente possibile, a camminare in questo glorioso dono di giornata. Nessun stivale e nessun cappotto, solo scarpe da ginnastica, ci accorciamo verso l’alto le maniche e solleviamo le nostre facce al sole.
Tutto innevato.
Ricordiamo la primavera.

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Non siamo mai troppo grandi per essere sorpresi.
Presto, come sappiamo, Madre Natura si affaccerà, anche se venti gelidi e giornate grigie si avvolgeranno ancora attorno ai nostri giorni. Ma come sono grata evidentemente l’inverno ha rivolto la sua attenzione altrove regalandoci questo meraviglioso, bellissimo dono di un giorno.

E, durante questo breve e più freddo dei mesi dell’anno, si terrà questa giornata nelle nostre tasche come un talismano per ricordarci la stagione nuova che verrà.

 

 

 

Gennaio

di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

In un mondo nebbioso ci siamo svegliati, in un mondo trasformato dalla nebbia, dalla pioggia, dalla neve. Un mondo nuovo, diverso, in lungo e in largo coperto da una sorta di mantello argenteo. E’ l’Inverno e nel suo ovattato silenzio nasconde persone case e cose dall’alba al tramonto. Quasi teatrale l’effetto che produce. Par quasi che sia il disegno d’un Operatore lassù, di uno che voglia celare i giocatori più effimeri della vita, quelli che di rado si sporgono alla luce del sole. Il buio fa la posta ai lampioni spenti, avvolti nel buio e nella nebbia. Guardare il mondo d’attorno è un po’ come viaggiare a occhi aperti nei meandri d’un mondo surreale. I vecchi alberi, con i loro rami scheletrici e spogli, seppelliti nella nebbia, creano talvolta una magia dickensiana; al mattino il mio cagnolino bianco batte il giardino. Non lo si nota quasi se non si fa attenzione: senza ombra, in silenzio, par proprio una magica figura d’altri tempi. Scodinzolando, senza mai farsi accorgere da anima viva, percorre la sua strada in cerca di chissà cosa o chi, poi rientra in casa, sale le scale e fiuta il calore umano. Mi cerca e quando mi ha trovata mi salta in grembo felice, sicuro che lo proteggerò sotto il plaid colorato, che riposa sul mio letto.
Che mattina misteriosa è questa! Noi si aspetta il sole, forse domani o posdomani, chissà!
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Assiso sullo scranno
guardando dall’alto
in basso il largo padiglione,
Re Inverno il peso
della solitudine accusava
senza batter ciglio. Poi,
un giorno, ammise
“Non mi diverto!”;
e subito uno starnuto
che fece tremare alberi
e case. “Non mi diverto”,
continuò :
“La Terra rendo fredda,
il Sole lo maschero,
e non un fiore o una foglia
lungo i viali e nei giardini.
Il calicanto solamente
sboccia in fiore per me.
Che vita mai è?
Ma è il mese di Gennaio
e il freddo in ogni casa
devo portare perché sia
il domani gelido e di più.”

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D’improvviso alla porta
si sentì battere forte;
Re Inverno sbottò: “Chi è,
chi osa mai disturbare?”
“Brontolone, apri presto
la porta”, gl’intimò Primavera.
Re Inverno per un po’ ristette;
sollevatosi poi dallo scranno
urlò: “Vattene. Non è tempo
per te di regnare. Vattene ora!
Occupo il dominio che è mio,
e qui non puoi aspettare ore
ed ore. Torna quando il Sole
leverà dal suo volto la nebbia,
quando gl’alberi renderanno
il verde e gli uccelli sui rami
canteranno per il cambiamento.”
E severo ancora: “Non le vedi
forse le colline? La neve è gioia
per i bambini. Torna, sì,
fra un po’ di mesi però.”
Sentendo tutto questo, suo malgrado,
Primavera pianse una lacrima,
e Re Inverno un poco si sciolse
e la sorellina triste invitò
a tenergli mite compagnia.

Ecco dunque spiegato perché
certi dì par di scorgere già
la nuova stagione, e altri invece
rigidi come il Cielo vuole.

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