Buonanotte

In questi giorni si sta bene in casa con le porte ben chiuse, dietro ad una finestra a seguire i fiocchi di neve che formano il manto candido, a riscaldarci davanti alle fiamme del focolare, urla di notte agghiacciante il vento, urla di brivido la terra che trema.
Il freddo, il gelo, il biancore espone viva la mia intima natura. Stasera preferisco la percezione svagata delle cose, con buona pace della mia indolente pigrizia, mi abarico a sensazioni errabonde lontane dai confini della realtà.

la maschera

Nuda la maschera giace:
beffarda, ben cela
il falso suo rovescio pensiero.
L’indicibile suo volto
tra me e te or s’insinua,
sì tanto simile
a un terza persona;
e muta spia
azioni e nostri ardori.
Interroga forse i cuori?
O col muto suo aspetto
vuol in noi insinuar sospetto?
Chi vuol essa ancor incantare?

Ancora accenni
di mani nelle mani,
di labbra su labbra,
di piaceri su piaceri:
così io spero
nutrendo fede
che nessuna maschera
possa il nostro destino
comandare.Non mio il desio
di veder il volto nascosto
che d’inganno si nutre
nel bene e nel male
certamente.
Oltre mi spingo io
allontanando il muto suo sguardo,
sfogliando petali di sorrisi
tenendo vivo ugual verso
sicura che la Poesia ch’è nostra
vivida ha in seno la fiamma.

Tutto, oltre le parole
all’orecchio sussurrate,
ha un senso 
bello e infinito.

di Romantica Vany & King Lear

Ci Vuole Poco

“La notte  è così lunga
per chi non riesce a dormire.
La notte  è così buia
per chi non spera più.
La notte è così vuota
per chi è rimasto solo
basterebbe dire:
non importa!
e sorridere alla luna.
Ma chi soffre
finge già durante il giorno
e la notte è fatta
per poter finalmente piangere.”

Ieri sera sono andata a trovare la mia vicina di casa. Vive sola ed in questo periodo è ricoverata per accertamenti. Percorrendo quel lungo corridoio si potevano scorgere nelle camere sulla destra e sinistra le persone, erano in vestaglia, sedute sul letto, lei era annullata dalle proprie tristezze forse per colpa dei suoi problemi di salute. Ha sorriso appena mi ha visto, un sorriso lieve come la neve, come una carezza, le avevo portato un mazzolino di fiori, una bottiglia d’acqua e la biancheria pulita, si è subito rallegrata. Mi sono sentita felice, sono tornata a casa ho inspirato il profumo dei giacinti, un tocco di primavera in sala, il desiderio della nuova stagione è grande, sotto la neve si stanno preparando le nuove gemme per vestire alberi e giardini.

“Primavera! Primavera!
Dimmi, cos’è che mi rattrista?
Per quale sogno brucia la mia testa?
In segreto,
Come una vecchia indovina,
La vita mi farfuglia
Parole dimenticate.”

Aleksandr Blok

 

nevicano quadrifogli

La giornata è così azzurra,
cadono fiocchi così bianchi,
i bambini giocano così allegri,
le mie unghie sono così vermiglie,
il vento sventola, su montagne di solitudini
la neve fiocca ovunque in angoli sconosciuti
racconta storie di dolcezza e di zucchero,
di povertà e di amore
là dov’è il paradiso nevicano quadrifogli.

Vento

Oh, i passerotti che ascoltavo
non sono più passerotti;
sono mutati d’un tratto in vento
e se ne sono andati.

Goodbye, Gennaio

A volte mi capita quando corro di guardare il cielo e scorgere stormi di uccellini. Sorrido. Forse in un’altra vita sono stata un passerotto, chi lo sa? Mi piace il loro cinguettio, mi fanno tenerezza, ammiro la loro libertà,  li vedo saltellare da un ramo all’altro, da un cornicione ad una finestra, li vedo quando vengono a mangiare le briciole che lascio sulla terrazza, in questi ultimi giorni freddissimi di gennaio la tradizione dice che sono i giorni della merla e se tali giorni sono freddi, la primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà tardi.
Sarà vero? La felicità spesso ci raggiunge nei momenti più impensati, arriva come una famiglia di merli spinti dal freddo, dal gelo della neve nei nostri camini per riscaldarsi e se non li turbiamo ci fanno compagnia.


Buonanotte
zuKkerini!!

In un’altra dimensione

di Romantica Vany & King Lear

Il cielo dal vento commosso,
alba di brume e nuvole piane:
su i rami degl’alberi,
su le lor fresche gemme
un tappeto di galaverna.

Come in un’altra dimensione
fra trasparenze e verginali velluti,
fumetti di pensieri trionfano
nell’aria fresca e profumata,
mentre noi a valle scendiamo
collo sguardo incontrando
ripidi pendii, campi gelati,
carraie dal gelo violate.

Delle terre percorse mi racconti
le storie, e tra una pausa
e l’altra frasi d’amore semini
godendo del rossore acceso
sull’incredulo mio volto.

Per colazione
le mie labbra apparecchio
perché possa tu goderne
appieno, goloso Amor mio.

Ecco, sì! Son ora leggera,
leggera al pari d’una piuma.
Un bacio alla volta, piano,
mano nella mano, così si fa…

Un Bel Giorno

Chi oggi per strada
dal lattaio e in chiesa m’ha veduta
ben sa che di fronte a simili cose
sicura mi porto avanti
e nulla vedo.

Sì, sono una bella mora, e allora?
Cappricciosetta certo, al pari d’una stella
ma proprio per questo
del Firmamento mi sento la più Bella.

Ai giovanastri come te
che montano sù un gran baccano,
se ancor non lo sai,
io me ne faccio un baffo.

E se un bel giorno
un’ombra di nostalgia di me ti colpirà
increspa pure le labbra e sorridi duro,
perché di me sempre
e per sempre la voglia ti resterà.

Inverno

di Romantica Vany & King Lear

Nell’eco del vento d’Inverno
il sussurro d’una musica
– alchimie –
che in un soffio d’anima
si posa
sul far della sera…
e le ombre penetra
la Luna vestita di strass
la strada illuminando
davanti a me.

Continua a leggere…

Sola

Ero giunta alla fermata del tram.
Malferma sul marciapiede era un donna, pallida, squallida, povera. Di una povertà triste e strana. Era giovane anche se l’età delle persone in certi casi di miseria è come quelle delle vesti e delle scarpe: sono rotte da quanto tempo non si sa.
I tram venivano, si fermavano, poi ripartivano, la gente scendeva, risaliva e scompariva. Lei sgomenta aspettava.
Forse le avevano detto che doveva salire su una vettura: ma non sapeva più quale fosse e restava ferma con quella chiusa disperazione dell’anima che dona al volto un’idea di stupidità.
Mi accostai, le chiesi dove andasse. Respirò. Trasse dal petto una carta, un foglio di  ricovero in ospedale: anemia pernicciosa progressiva.
Guardai il foulard scuro del collo, una sfrangiatura lucida di sottana nera usciva fuori dal cappotto e le sue mani gialle dove pareva non scorresse più sangue.
Non ha nessun parente domandai? Non rispose.
Siete sola? fece cenno di sì. Aspettai che passasse il tram che arrivava all’ospedale e l’aiutai a salire.
Dio gliene renda merito“, gridò quando fu sopra e continuò, “Dio gliene renda merito” con la sorda ostinazione degli sfortunati ai quali pare immenso beneficio anche una sola parola.

La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore.
Voltaire

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