buon Weekend

Ogni sera è un dolcissimo rituale un bagno con essenza di lavanda.
Poi appiccicata allo specchio mi strucco e tolto l’ultimo residuo di ombretto, dissolto oramai come pulviscolo sotto gli stanchi occhi; mondata del trucco delle illusioni sprofondo nella ragazza che ha la voglia di sognare.
Sogno ciò che sfiora e niente che scontra, siedo in compagnia degli dei, vorrei sapermi come loro innalzare, fosse solo per fuggire dal brusio delle mie moltitudini.

Una trottola, un uragano, una tempesta la confusione.
Una mare calmo, l’erba, il sole, la tranquillità, il dolore, odio, piacere, amore.
Creare, mai distruggere. E sorridere al nuovo mattino, specialmente se festivo.

L♥VE

Sfiora le guance la primavera
con un’ambigua carezza
che dalle tue dita da pianista
par esser stata strappata:
tocchi leggeri a lungo attesi
eppur sì tanto temuti.

Un giardino fiorito questa vita
se son con te
stretta a te, sempre con te.
Ma paura presto si fa
di fronte a me, ne gl’occhi miei
che si perdono dietro al sonno:
su di me le tue pupille
pronte a scagliar faville
dentro al firmamento
degl’innocenti sogni miei.

Infinito cielo questa musica:
mai può esser silenzio
nel mio cuore che batte…
che segue un battito agitato
che nulla ha del tempo
che fugge.

Eterno giardino il viverti accanto,
così io piccolo fiore, tu forse il profumo
che stordisce prima dell’amore.

Di Romantica Vany & King Lear

Piove

Sono giorni di fitta e incessante pioggia.
Ogni cosa appare surreale, gli alberi con le foglioline nuove di un verde dolce e delicato, uno stormo di colombi gira avanti e indietro, c’è vento e freddo, il cielo è una pedana come un fiume che scoppia d’acqua; mi copro, sembro anch’io una nube che cerca di versare nembi di tempesta: una disperata immersa nel bagnato.
Mi sento assorbita in quest’umidore al punto che il dentro di me ed il fuori si mescolano e si confondono, in un silenzio assordante. Ovunque, dietro vetri, si rovesciano a pioggia pensieri muti; mi sento fradicia di notizie pessime che vengono nel nostro mondo fuori.
Un’istante esatto del bisogno di dire qualcosa, ma, come accade negli incubi, neanche il più sconnesso dei suoni esce fuori. Tutto è inquieto. Varcando la porta dell’ospedale mi ricordo le prime parole del Canto III della Divina Commedia
dove Dante scriveva:

Per me si va nella città dolente
Per me si va nell’eterno dolore
Per me si va tra la perduta gente

I miei Pensieri restano appiccicati ad un silenzio, in attesa di un sole caldo e come carta su un vetro bagnato da asciugare come panni stesi al sole, naufrago silenziosamente.

D’altra parte le piogge son solite durare per molto tempo e prolungarsi assai, quando affluiscono molti semi d’acqua, e nuvole e nembi s’ammucchiano gli uni sugli altri, stillanti, e accorrono di continuo, da ogni dove, e quando la terra fumante esala dappertutto, restituendo l’umidità.”. Lucrezio – De rerum natura

Pazzia

Pasquetta. Un singolare brusio lieto scivola sul mio tempo e intreccia voci libere. Da qualche parte ho letto che ridere aiuta a non perdere il senso delle proporzioni, per cui voglio essere saggia e serena, come un soffio rivitalizzante armonico pieno di sorrisi.
Forse è uno slancio che conduce ai confini della realtà; sono una incurabile romantica.

Cavalcherò l’erba del verde mattino,
scriverò su un raggio di sole,
e sognerò la sera i colori delle stelle.
Partirò sul canto di una brezza leggera,
mangerò pane cioccolatoso del cielo,
brinderò con acqua dal sapore genuino,
per appisolarmi su carezze di giunchiglie.
Così vorrei vivere.
Tra fumanti bisbigli di caffè,
giocando con uomini ricchi di sapienza,
parlando di immensità e di vari infiniti,
e tacendo di un certo assoluto. Pregherò,
cantando il profumo di gioia
riderò nel fare, ballerò nel dire,
amerò  perché mi piace amare.
Nella bellezza della vita ci sarà chi piange e chi ride,
chi vince e chi perde, chi è dentro il cerchio di Euclide
e chi è fuori.
Assaporerò la voglia dell’essere,
come a confondere la provvidenza di Dio
con i miei desideri.
Tutto ciò che vedo o sembro,
forse non è altro che un sogno dentro un sogno.
Socchiudo gli occhi facendo un bel  respiro.
Pazzia sì, forse tutto ciò è pazzia o semplicemente fantasia!

Buona Pasqua!

Occhi di lacrime lucidi
chiari incontrando del Cristo
la risorta luce; e aperta fede
perché l’anima del figlio di Dio
nella nostra infine s’incontri
suggerendo a noi quelle parole
che del Paradiso a tanti giusti
han prestato le chiavi.

Non siano antiche ruggini e rancori
a dominar questo giorno di pace:
lo dicono in tanti, “Cristo risorto”.
Tu, forse, puoi non credere che sia
ma sarai d’accordo con me
che la vita ha un sapore più genuino
quando la mano stringe altra mano.

Dai campanili le campane
bronzeo suono battono e ribattono,
gioioso perché a nessuno sia ignoto.

D’attorno gl’alberi mettono le foglie
e i fiori di tutti i colori sbocciano,
e i passerotti l’immensità del cielo sfidano
con un semplice sventolio d’ali e piume:
intrepido e tepido l’amor si fa strada
con un fischio intorno a sé richiamando
donne e uomini di buona volontà.

Gesù è risorto.
Tu puoi crederci o no,
ma nel nome dell’amore,
della pace che noi vogliamo,
nell’amore lui è risorto
per te e per me,
per portare un po’ d’amore
anche nel tuo cuore.

 di Romantica Vany & King Lear

La domenica delle Palme

Ha verde veste di vento cucita
tutta di teneri fiori fiorita:
delicato il profumo di mille viole
si spande d’attorno,
e da un pino un usignolo canta
mentre più umili creature,
rane e piccoli rospi,
sulla riva dello stagno
nell’acqua pian piano
scivolano.

Nella Domenica delle Palme
rami d’ulivo in chiesa accatastati.
“Povero Gesù!”, Giuda lamentava,
ma nel crepuscolo dei folti baffi
e dei lunghi capelli incolti
il disgraziato cuore se la rideva
per la caduta del buon Maestro.
Già nello spazio dell’Ultima Cena
per trenta vili soldi lo tradiva
le monete contando una a una
con legnosa attenzione
su una povera panca assiso.

Con su una corona di spine
alto e fiero sul suo cavallo Gesù
il dolore stornava un sorriso donando
a chi, in mezzo all’aizzata folla,
a mani nude pietre addosso gli scagliava
perché fosse infine redento il peccatore
che nell’anima d’ogni uomo si cela.
“Ecco, me ne lavo le mani”,
Ponzio Pilato recitava ignorando
di Maria e delle donne a lei accanto
il pianto.

Gentilezze quasi mai dalla gente,
eppur dal mio cuore la preghiera
per l’immagine buona del Santo
con forte commozione si diparte
in questa settimana di passione.

di Romantica Vany & King Lear

Il Paradiso

Se mi concentro su l’immagine colorata e fiorita di questi giorni non posso non sentire una dolce  calma, una pace che mi pervade. Mi chiedo se forse questa splendida natura non può che essere un paradiso e mi perdo in mezzo a questi fiori di primavera.
Perdermi con lo sguardo nel cielo così azzurro mi acquieta ed addolcisce. Voglio pensare di trascendere ed unirmi al tutto, essere o divenire, mi ritrovo a pensare all’idea Platonica del bene in sé oppure lo stato del nirvana,  il tempo messianico; tutto è armonia, pace perfetta.
Ed allora mi domando, questo bellissimo posto è un  luogo reale che esiste, il paradiso è così vicino? Si forse è vicino, ma forse no come dicono i saggi orientali.. viviamo in contraddizione e non possiamo trovarlo.
Rimane però l’ilarità di vedere colori, di sentirne il profumo, di immergerci nell’azzurro di un paradiso come questo!

Gattina Indifesa

Certi giorni la piega
la decide il destino,
o chi per esso; e a me
non sta bene
di sentir del male
le sue punture.
Qual strano tosco mi prenda
dir con certezza non so;
e però l’anima m’avvelena
e tosto l’imago tua
mi diventa invisa
al pari di quella
del peggior nemico.

E’ accaduto oggi
quando scorto ho
la nova tua conquista;
lei, per natura anima oscura,
la tua che d’ingenuità pulsa
– te lo giuro! –
tutta la voleva adombrare.
Orrore l’idea di perderti,
d’esser niente, d’esser sol più
un qualunque nessuno;
profondo orrore
che il dì ammorba,
e solo a tarda sera
un poco si placa
per mostrar della verità
l’affilata lama.

Di luce risplendo,
ben lo vedi da te:
ma mai è facile
portar il peso
di questo che dicono
sia del buon Dio
davvero un gran dono.
A te ogni pensiero dedico;
e tu, che cieco non sei,
con mille impacciate parole
subito invochi il mio perdono.
Hai forse intravisto
l’ombra del mio sorriso,
l’onesto brillio della mia pupilla,
di me gattina indifesa.
Ma basta che a me t’avvicini
con scodinzolio di rabbia o gioia
perché dalla sedia presto scompaia.
Mi desideri, ben lo so
ed io, furba, l’ho capito.

di Romantica Vany & King Lear

Primavera

E ci sarà ancora il frullo delle rondini
i loro nidi sbriciolati sulla strada
le loro piume sparse nell’aria.
E ci sarà ancora la bella primavera
che mi ha fatto innamorare di te
e ci sarà ancora il frullo delle rondini
capace di farmi piangere ogni volta
che te ne vai senza me.

Dedicato al Mio Papà!

Caro Papà gira la ruota,
gira la terra, ma non si nota.
Ti giro intorno, ti voglio aiutare,
sono curiosa, voglio da te imparare.

Intingiamo nella tempera il pennello
se sono con te ogni gioco è più bello
gira e rigira un abbraccio rotondo,
ti voglio il bene, più grande del mondo!

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