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Sogni affollati.

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Ci sono notti in cui i miei sogni diventano affollati.

Sono una sognatrice abbastanza stravagante quando sono sotto stress o un po’ sovraccarica; i miei sogni possono assomigliare ad un dipinto di Bruegel, quello in cui tutti i suoi personaggi minuscoli non sono solo drammatiche storie ma una moltitudine di voci.
D’altra parte, ci sono giorni che sono tranquilla, la mia mente è calma e i miei sogni sono una riflessione serena. Sono più ariosi, più come un Monet, pigramente galleggiano su uno stagno vetroso e le mie dita sfiorano le ninfee mentre vado alla deriva come un petalo di rosa lungo un giardino dolcemente profumato; oppure mi aggiro sotto una soffice pioggia a Londra, e mi sveglio riposata.

Quest’estate facevo un sogno ricorrente. Nel sogno, sonnecchiavo in un letto pergolato drappeggiato con fiori bianchi. Zefiri caldi e delicati fatti di suoni di mare come potrebbero essere sentiti attraverso le finestre aperte. Poi sentivo bussare alla porta. Un famoso regista rispondeva, cosa ci faceva Steven Spielberg a casa mia? Fuori c’era una fila di persone che si estendeva lungo il viale e in lontananza, amici, parenti, vicini di casa…. a perdita d’occhio, tutti desideravano parlare con me.

Ma il Signor Spielberg, che per qualche motivo indossava una maglia da pescatore grigia, diceva a tutti: “Mi dispiace molto, ma la signorina Vany non vede nessuno al momento.”, chiudendo poi la porta sparendo nella nebbia.

Ahhh, che sogni impegnativi!

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Novembre

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Sì silenzioso il primo mattino
or che Novembre delle foglie
brune la caduta ha maturato.
Domani, domani il vento,
di oggi più selvaggio,
tutte al suolo le precipiterà.

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Novembre, sul nascere del giorno
le prime foglie le lasci andare;
e giunto che è il mezzodì
altre ancora e sempre senza pietà.
L’albero – il più lontano dagl’altri
che nel giardino han le radici -
s’ammanta d’una spessa nebbia
che a stento il sole novembrino
in rari momenti riesce a penetrar;
ma perlacei ricami paiono all’occhio
le ragnatele tese e ai cancelli legate.

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O silenziosa autunnale mattina,
in ostaggio la nebbia ha preso del dì
le ore: e sì lente e brevi le occasioni
di godere della luce la tepida carezza.

Sembra piovano giù dal cielo
piano piano le foglie biscottate;
il silente loro volo invano tenta
d’incantar cuori nel petto palpitanti
che la sterile illusione rigettano;
eppur veloce-lento continua
in detto tempo della terra l’incanto
nel tipico suo color d’ametista.

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Aspetto. Ascolto. Halloween

falling goldL’ho sentito di nuovo ieri sera.

In quei momenti prima di dormire, un suono lontano. O è solo fuori dalla mia finestra imbullonato? Una risata? O una finta risata? Non posso essere sicura.
Ascolto, ascolto, finché il battito del mio cuore fà male.
Tiro le coperte sugli occhi e rimango immobile come nel sonno, pensierosa.
Nessun altro sente questo rumore?

Per tutta la settimana intorno a mezzanotte, strani suoni. Echi di conversazioni metà dimenticati, frammenti di risate di quelli che scompaiono nella nebbia. Fruscii. Mormorii. Un sussurro vorticoso graffia il cancello del mio giardino.
Dal profondo tra gli alberi, suoni di passi piuma ed il crepitio di foglie vecchie, si avvicinano sempre sempre più alla mia porta.

Come ogni ultimo arancione pomeriggio di Ottobre, un lungo dito di ghiaccio ripercorre la mia schiena.
Vedo volti nella fiamma della candela – sento incantesimi tra gli alberi. Salto per il fischio del bollitore.

Novembre arriverà, mi dico. Saprà tessere un velo e questi visitatori svaniranno alla nebbia. Non mi sentirò più inseguita dagli spiriti passo dopo passo lungo il corridoio buio. Questa congrega vestita volerà dal mio tetto.

Aprirò la finestra a mezzanotte e tutto sarà più tranquillo.
Non sentirò più note discordanti e sbiancate alla deriva tra gli alberi. Non intravederò più il vortice di un orlo ricamato al ritmo di un valzer sotto le vecchie querce.

Per ora, aspetto.
Con le mani chiuse strette e le gambe tremanti, mi siedo.
Protendo le mie orecchie per il passo sul camino, per il colpo alla porta che so verrà.

Aspetto. Ascolto.
Halloween.

Buon Hallowen!

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Di te non mi dimentico

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Zucche, castagne,
arance colorate
ovunque sol attendono
d’esser da noi mangiate;
in tortelli, minestre, dolci
saran presto trasformate.

Verdi abeti nei vivai
quieti aspettano
che il Natale arrivi
a baciare i puntuti
loro aghi.

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Nel Creato ogni cosa viene
e va, uguale ai giorni
che ora han gl’occhi scuri,
uguali alle paure e alle pene
che saran domani di piena luce.

Tornerà il sole,
riuscirò nei miei intenti;
ma così dolce la pioggia
mentre piove giù
producendo scroscio
sì simile a voce umana
ora turbata, ora assorta.

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Ti penso,
bastardo d’un cascamorto,
mentre forte ulula il vento
scompigliando
il cielo a pecorelle.
Di te non mi dimentico,
con brama sempre in attesa
del ritorno delle api sui fiori,
mentre un sorriso birichino
le labbra assetate mi sfiora.
Nell’intanto io la tua Regina
e nemmeno tu lo puoi negare.

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La sorella maggiore

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La Primavera è una ragazza vestita di balze rosa. Lei salta, lei flirta – Agisce in segreto, dice bugie.
I suoi pensieri sono come l’aria a piedi nudi calpesta i fiori selvatici. Si smarrisce le ore calde e mai si chiede dov’è. Canta fino all’ora di addormentarsi.

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L’Autunno è la sorella maggiore, indossa abitini caldi. I suoi colori, sono come i sogni, più ricchi, più intensi, e anche se sbiadiranno al ghiaccio e argento nella stagione che deve ancora venire, dipinge serenamente i suoi capolavori in arancio bruciato dal sole di settembre, con un arabesco scarlatto e una bagatelle di verde foresta.
Raccoglie le sue gioie intorno a lei come gli scialli di lana.  Con memoria in ordito e speranza nella trama, sono morbidi sulla pelle,  dona i  suoi regali con un sorriso. Si dondola nella sedia e legge alla fiamma tremolante – racconti di leggende, di miti, di antichi sentieri attraverso le montagne  e di castelli galleggianti sul mare.
Beve in deliziosi profumi che sono suoi, è solo suo – il profumo di mele, di cannella, vino e di pioggia. Le sue ore sono impostate con un fuoco ardente celebrativo fatto da tutti i numerosi giorni di sole ormai passati, ma è un fuoco alimentato con gratitudine e curato con anticipazione, perché sa che fornisce tutto il calore avrà bisogno per le giornate più fredde a venire.

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Che tristezza di un anno sarebbe senza la sua visita, come sarebbe incolore, come sarebbe pallido.
Una folata di vento, tante foglioline turbinano, davanti al mio cancello questo pomeriggio.
La mia porta è aperta.

Ben arrivato, Autunno!

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La barca offre un morbido brivido che corre sulla sabbia.  Sveglio le mie fantasticherie, mi spavento nel vedere le sue vele lacere e strappate, le sue strisce una volta vivaci del bianco e del blu, ora sbiadite in un grigio stanco. Mi stropiccio gli occhi e mi guardo intorno. Alcune settimane fa la luce del mattino era vaporosa, forte e dipingeva il paesaggio con ombre che brillavano sulla sabbia dove ora si trovano disseminate foglie gialline e molli.

Sospirando, raccolgo i miei cappelli di paglia, i miei libri da spiaggia e le espadrillas.

La mezzanotte nel giardino ora cadrà in silenzio, la sua orchestra di cicale ha fatto le valigie e se n’è andata.
Ben presto gli alberi si stancheranno dei loro abiti verdi e si vestiranno con gli abiti di fuoco e di caduta.

Inizierà un’altra stagione e il mio cuore si agita ad ogni passo che faccio. Passeggio attraverso giardini un po’ sbiaditi e sorrido, sapendo che presto saranno riempiti di cavoli e zucche viola. Dal nulla, un forte vento comincia a mettermi in disordine i capelli. Il mio ritmo accelera come, da dietro una curva della strada, arriva da lontano pallido il profumo di fumo di legna e di cioccolata calda – cannella e abeti.

Dove solo pochi giorni fa mi sono seduta e sdraiata, inzuppata nel languore di Agosto, ora sento il risveglio della mia immaginazione come il primo giorno di scuola.
Voglio correre dritta tra le braccia di Autunno con un sorriso.

Signore, un tempo l’estate era molto grande come la tua ombra sulle meridiane, lascia che i venti vadano sciolti sui prati, fai maturare gli ultimi frutti,  dà loro altri  giorni caldi per permettere di guidare il compimento e dell’ultima dolcezza nel vino celeste.

Ben arrivato, Autunno!

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 “life starts all over again
when it gets crisp in the Fall.
F. Scott Fitzgerald

l’ultimo giorno di Agosto

romanticavany312408Arriva in un momento l’ultimo giorno di Agosto, e la paura della nuova stagione che deve arrivare. Ho sentito al tavolo della colazione la più scintillante delle conversazioni: insistente, persistente, allettante e l’unica cosa che posso fare è rispondere. E così ho buttato il bikini in una borsa di paglia, il mio cappello a tesa larga ed una pila di nuovi libri sul sedile posteriore della mia auto. E presto, attraversando il ponte per l’isola il segnale del mio cellulare diventa sempre più debole finché alla fine sono deliziosamente irraggiungibile. Ho lasciato la prosa della vita lontano dietro di me. Mi concentro sulla poesia unica.

Le mie palpebre quasi chiuse ammettono solo una scheggia di  vista, due tonalità di blu, una linea righello-dritto, dove il mare incontra il cielo. Il suono dei venti al largo si mescola con l’incidere luminoso delle onde, una musica costante per la mia anima sonnolenta. Come i miei occhi finalmente stretti, i pensieri alla deriva della mia testa. Questi sono  giorni di poesia, quando la mia mente indugia sopra solo le parole più belle, contempla solo pittoreschi pensieri.
Questi sono i giorni progettati per rifornirmi di quello che mi serve per il resto dell’anno.
Sono le ore di beatitudine necessarie.

Tra vent’anni sarete più delusi dalle cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Allora levate l’ancora, salpate dal porto sicuro. Catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.
- Mark Twain -

i piaceri di una giornata estiva

romanticavany12389243I raggi di un sole pomeridiano scivolano giù attraverso l’albero di magnolia, scorrono su foglie vellutate a terra in pozze di colore giallo brillante accanto alla fila di gerani rossi. Come lunghe dita d’oro raggiungono attraverso i vetri le finestre per dipingere la luce di un valzer sulle pareti delle stanze assopite.  La generosità estiva ribolle nel giardino e sul fornello. Fagiolini verdi freschi. Patate nuove. I vassoi di vimini colmi sotto il peso di un raccolto appena colto di pomodori rossi e pesche. La  radio canta una canzone che mi piace. Soffia la brezza attraverso una finestra aperta. Un vaso di cristallo poggia in cima ad una pila di libri nuovi, tenendo delicatamente il suo tesoro di gardenie fresche. Il loro profumo riempie le stanze.
Un carillon di vento trema, l’invio di fata musica attraverso l’aria.
Gli occhi si chiudono. Le spalle si rilassano.
Tali sono i piaceri di una giornata estiva.

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La più dolce cosa

di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

romanticavany127342La più dolce cosa,
l’amore.
Di miele le parole
che dalla tua bocca.
Miserabile!
M’è prigione il core
in una nebbia
che non scompare
e che a un vento
fuor d’ogni criterio
s’accompagna
il petto mio d’uccellino
sconquassando.

E il mare
a due passi da me
alto in onde di furore,
ché forte è
di te il desio.

Talvolta l’illusione nutro
di naufragar la Luna
nel profondo del mare
perché in sé nascondi
il pallore mio.
Così ti avverto: “Vattene,
o saran per te notti amare!”
Tu che occhi hai
di brama straripanti,
tu l’amor mi consumi
senza requie mai.

L’erba del vicino

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Ho giocato con un numero infinito di biglie
lucentissime rosse e blu che si rovesciavano in riva al mare.
Nuotavano piccole e lunghissime file di colonie grigie,
pesciolini frizzanti e veloci nell’acqua trasparente e pulita del mare.
Ti scorgo da lontano, mamma come sono strana,
la voce mi muore, come accade non so,
ora rido, ora la lingua mi si muta.
Ma, poi perché stupirmi,
mi aggioga il tuo potere, mi catturano i tuoi occhi,
io so che già mi ami, i tuoi dolci occhi silenziosi e loquaci
mi rendono assisa di piacere.
Il tempo, il tempo, voglio te, ma ho già lui.
Godo della mia infedeltà
che mi sfiora e muta come il cielo e il vento bugiardo,
attento tu non parli ma io mi corico e mi scopro i seni;
ecco ancora il tuo sguardo sconfinato e amorevole su me.
Sono qui per superare castità e pudore,
ogni piacere è nuovo ed io sono come l’erba del vicino,
sempre più buona,
ti aspetterò con le labbra arse
per fare la cosa più dolce, l’amore.

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