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Buona Pasqua! :)

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Spazio al di là
dello spazio,
del fiume
dove risplende
il sole,
dove il vento
tra i capelli
i pensieri scompiglia;
in lontananza
vola via la tristezza,
e nell’alma monda
cristallina luce
pian piano si diffonde.

Oltre le colline
il suono della campana
s’accompagna
al tintinnio di campanelli,
di risate di donne in festa
– melodia che sale,
che scende seguendo
dei balli il ritmo.

Dicono sia
l’uragano primavera
il canto dei passerotti,
il commosso tremolio
delle foglie
dal vento carezzate.
Non più dell’inverno
la rigidità: già nell’aria
s’avverte acuto
che qualcosa di bello
presto sarà.

Spazia la luce
in giochi verticali
e orizzontali
disegnando su fiori
e persone più vivi colori.

Mio buon Gesù,
accogli, ti prego,
la preghiera che recito;
fa’ che l’amor e ‘l rispetto
tornino ad animare
degl’uomini il cuore;
fa’ che la speranza
s’annidi nell’anima
di quanti la bellezza
han dimenticato
in favore del pesto buio.
In ognuno di noi,
tu lo sai e io lo so,
che del bello c’è.

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Buona Pasqua a Tutti! :)

romanticavany-easter438209di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

l’allegra magia della Primavera

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Brillano le stelle
tra me e te,
folti sentieri
di lucciole
addormentate
ora sì ora no,
lanterne
che bruciano
olio e profumo.
E sorride,
sorride il cielo
per noi due
come bimbi all’asilo
a piccoli passi
veloci
mano nella mano
per non perdere
della campanella
l’allegra magia
della primavera.

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di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

Happy Valentine’s Day

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Sono io una parte,
una parte soltanto
della cerchia
degl’amici tuoi;
così penso
che tutto dipenda da te.

Tenendo i piedi
ben saldi a terra
comprendo
che esser soli
è il solo modo
per essere.

Quando sola
con me stessa
nulla di male
mi può accadere;
quando nessuno
mi è accanto,
non devo temere
di dover piangere
per un Addio!

E però anche così
ogni cosa assume su di sé
carattere di temporaneità.

Quando le strade bagnate
in alto verso il cielo
si sciolgono i colori,
e non so che significhi;
so però che tu e io siamo.

Da tempo ho smesso
di fantasticare su questo
e quello; mi arrendo,
ché niente c’è mai
di abbastanza buono
se non per gli altri.

L’ho capito da me,
esser soli è l’unico modo
per continuare a essere,
perché quando sono
con me stessa nessuno
può dire che ho sbagliato.

Sono me,
sperso granello di sabbia
sulla lunga spiaggia
che invadono gl’amici tuoi.

Non ti fai più vedere in giro
ed io voglio; ma già so
che per San Valentino
tornerai solo soletto
a dirmi “è te che amo”.

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Gennaio

di RomanticaVany & Giuseppe Iannozzi

In un mondo nebbioso ci siamo svegliati, in un mondo trasformato dalla nebbia, dalla pioggia, dalla neve. Un mondo nuovo, diverso, in lungo e in largo coperto da una sorta di mantello argenteo. E’ l’Inverno e nel suo ovattato silenzio nasconde persone case e cose dall’alba al tramonto. Quasi teatrale l’effetto che produce. Par quasi che sia il disegno d’un Operatore lassù, di uno che voglia celare i giocatori più effimeri della vita, quelli che di rado si sporgono alla luce del sole. Il buio fa la posta ai lampioni spenti, avvolti nel buio e nella nebbia. Guardare il mondo d’attorno è un po’ come viaggiare a occhi aperti nei meandri d’un mondo surreale. I vecchi alberi, con i loro rami scheletrici e spogli, seppelliti nella nebbia, creano talvolta una magia dickensiana; al mattino il mio cagnolino bianco batte il giardino. Non lo si nota quasi se non si fa attenzione: senza ombra, in silenzio, par proprio una magica figura d’altri tempi. Scodinzolando, senza mai farsi accorgere da anima viva, percorre la sua strada in cerca di chissà cosa o chi, poi rientra in casa, sale le scale e fiuta il calore umano. Mi cerca e quando mi ha trovata mi salta in grembo felice, sicuro che lo proteggerò sotto il plaid colorato, che riposa sul mio letto.
Che mattina misteriosa è questa! Noi si aspetta il sole, forse domani o posdomani, chissà!
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Assiso sullo scranno
guardando dall’alto
in basso il largo padiglione,
Re Inverno il peso
della solitudine accusava
senza batter ciglio. Poi,
un giorno, ammise
“Non mi diverto!”;
e subito uno starnuto
che fece tremare alberi
e case. “Non mi diverto”,
continuò :
“La Terra rendo fredda,
il Sole lo maschero,
e non un fiore o una foglia
lungo i viali e nei giardini.
Il calicanto solamente
sboccia in fiore per me.
Che vita mai è?
Ma è il mese di Gennaio
e il freddo in ogni casa
devo portare perché sia
il domani gelido e di più.”

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D’improvviso alla porta
si sentì battere forte;
Re Inverno sbottò: “Chi è,
chi osa mai disturbare?”
“Brontolone, apri presto
la porta”, gl’intimò Primavera.
Re Inverno per un po’ ristette;
sollevatosi poi dallo scranno
urlò: “Vattene. Non è tempo
per te di regnare. Vattene ora!
Occupo il dominio che è mio,
e qui non puoi aspettare ore
ed ore. Torna quando il Sole
leverà dal suo volto la nebbia,
quando gl’alberi renderanno
il verde e gli uccelli sui rami
canteranno per il cambiamento.”
E severo ancora: “Non le vedi
forse le colline? La neve è gioia
per i bambini. Torna, sì,
fra un po’ di mesi però.”
Sentendo tutto questo, suo malgrado,
Primavera pianse una lacrima,
e Re Inverno un poco si sciolse
e la sorellina triste invitò
a tenergli mite compagnia.

Ecco dunque spiegato perché
certi dì par di scorgere già
la nuova stagione, e altri invece
rigidi come il Cielo vuole.

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gentile uccellino

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Se dovessi scegliere,
preferirei avere uccellini
anziché aeroplani.

Mattinate di festa
alternate a grigi meriggi;
sì è quando il verno
getta il suo quanto bianco
nel mondo d’attorno.
Ma è un tal piacere
tra gl’alberi di foglie spogli
d’improvviso scorgere
familiare figura rossa,
un timido Cardinale.
Sfidando il gelo,
come lampo piomba giù,
in una risata bambina si tuffa
e tosto si fa di fuoco
accendendo negl’occhi
di chi lo vede sacro calore.

Ama la nonna dalla finestra
spiar gli uccellini in giardino;
per questo il nonno, anni or sono,
le regalò il più magico
che gli fu fatto di trovare;
e fu così meno freddo il freddo.
Sparse poi teneri sementi,
una serpentina dal giardino
fin sulla bocca della strada,
vennero così altri uccellini
a tener compagnia alla vecchiaia
e alla giovinezza di noialtri.

E’ oggi pieno di gemme
il mio giardino nell’inverno:
cardinali rubino, scriccioli opale
et anco corvi onice.

Felicità s’accorda allo spirto
quando colla natura
entro in armonioso contatto.

Dicono che in questa stagione
che la nascita di Gesù annuncia,
un instancabile uccellino canti
riempiendo la notte di note nòve.

Di tanto in tanto luna e stelle
in cielo brillano alte per indicare
ai Re Magi la strada per la grotta.

Fate belle o streghe immaginate,
no, non possono competere davvero
col fascino ch’è il cielo alto lassù,
col gentile uccellino canterino
che i cuori di noi tutti riempie
l’Epifania annunciando col canto.

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Dicembre

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Lungo le strade luci,
cappotti abbottonati alti
contro il freddo nevoso;
e pargoli chiassosi,
tanti, mai fermi, strepitanti
felici per un niente,
per il primo fiocco di neve
giù dal cielo: così Dicembre.

Davanti agl’occhi la neve
che nell’animo entra lieve
dispensando fredda però
la sensazione che non è illusione
chi lungo i marciapiedi muore,
ripetendo sempre poche parole
mangiate dal crepitio di piedi
affondati nel bianco candore
della stagione invernale.

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Lungo il viale,
tra ombre in commozione
al riparo di mille ippocastani,
ti riconobbi e ti dissi “sì”.

Felice inverno adesso,
felici notti ora che il gelo
la via apre a certi pensieri
in boccio.

E si diparte dalle mie stanze
un magico respiro
che allo sciabordio del mare
si lega solidale in un canto
rinnovando l’incanto;
sfumature su sfumature
questo cielo tra il blu
e il rosso cobalto,
mentre giù al porto
sfavillano i traghetti
nella luce dei fari annegati.

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Raccontami storie d’amore,
disegnami il sole al mattino,
e con un bacio e un sorriso
svegliami piano;
si farà poi insieme la colazione
raccontandoci sogni e desideri
con latte e caffè in tazze pazze.

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Ricordi! Andavamo laggiù
per restare un po’ soli o chissà;
ti dicevo “C’è vento, tanto vento
Ho paura. Stringimi e basta”.
Ma tu mi volevi amare,
mentre io mi perdevo
tra le voci delle onde del mare.

Come in un sogno quella mattina,
quella fredda mattina di dicembre
nevicava.

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rotolando lungo

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di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Occhi sgranati,
ti chiedi come mai
perché proprio a te;
a capo cerchi di venirne
almeno un po’.

Be’, ragazzino,
ti dirò che tuo padre
ha vissuto un po’ così e così;
non ne so molto di più,
ma ci proverò a insegnarti
il perché e il percome,
il modo in cui gira il mondo
che ho conosciuto;
sappi che la vita
per quanto strana sia
sempre è un viaggio
che ti fa camminare
in diverse direzioni.
E talvolta sì, ci s’incammina
da soli passo dopo passo.

Questa piccola grande vita
ti può andare al massimo,
certo che sì, non escludere però
che non possa essere difficile anche;
e qualche volta potrà forse dirti male;
divertente è questa nostra vita
che sol può venire rotolando lungo.

Ragazzino, vivi.
Non lasciarti andare proprio ora
che sei all’inizio della corsa;
dal male impara
che può venire il bene
ma sempre rotolando lungo.

Ragazzino, ragazzino mio bello,
dico a te, ridi oggi e ridi ancora
dei momenti divertenti
e nel cuore serbali vivi.
Le ragioni in lungo e in largo cerca
per portare amore a chi non ce l’ha,
perché davvero altro non si può fare.

Be’, ragazzino,
questo è quel che io so,
non è molto ma è.
Continua,
continua a rotolare lungo.

- dedicata al mio furbo nipotino =) -

Gennaio vestito di bianco

di Romantica Vany & King Lear

Giardini imbiancati
nella fantasia mia mutano
in dolci spolverati
di zucchero a velo.

Sui vetri umidi disegno
parole di marzapane;
vicino mi bisbiglia
in un sussulto il mio micino:
“tu muta al muto,
ti soffio e cadi e volteggi
fioccando tra aria e gelo”.

Gennaio, eccoti vestito di bianco,
indocile e impetuoso, innamorato
e incatenante, ci regali tu il candore
d’un sempre paesaggio da te coperto.

Emozioni su emozioni volan piano
sul seducente calor del fuoco,
planano e infine lievi bruciano
le loro ali; e noi fermi ad ascoltare
delle fiamme le lingue crepitanti;

il tuo tocco reclama baci
al pari di quell’immensa poesia
che infiamma del cielo le labbra.

Colpa del vin brulé buttato giù,
o di quel vino rosso speziato
che anima e corpo riscalda ben bene,
sinfonie mai scritte da Beethoven
mi ronzano negli orecchi
e subito fan nido nel cuore eccitato.
Un sorriso s’accende sul volto mio
un poco arrossato; e allungo la mano
per pizzicarlo, quasi fosse una farfalla,
mentre sul davanzale cinguetta forte
un piccolo passerotto affamato.

A turbare il cielo

di Romantica Vany & King Lear

Si fotografano i tuoi occhi nei miei
e subito nasce dall’intimo tuo
una nuda lacrima d’emozione.

Un’onda nel cuore
s’abbatte su i suoi precordi
dando veloce sfogo
a dimenticati canti di sirene.

Ma quanti gli sguardi sorpresi
e, per paura bambina, soppressi;
e le parole dette e non dette,
sai forse tu contarle una ad una?

Non so dire cosa stia accadendo
in questa notte di scure ombre:
ma nel fogliame più folto una civetta,
col becco a baciar il pelo del cielo,
canta le sue note alla pallida Luna.

D’improvviso sordi scoppi di petardi
e strie di fuochi artificiali a turbar il cielo.
Finita è la festa, ma ancor tante le stelle
che con il loro luccichio in alto resistono
offrendo a noi quaggiù grande spettacolo.

Ansiosa io, in te cerco conforto,
un abbraccio che l’anima e il corpo
mi baci tutto.
E rapida a te m’avvicino cercando
odor d’incenso, la suprema nota
che con l’aria d’attorno s’accordi;
guarirò così le ferite, col balsamo
che un solo semplice nome ha:
spensierata dolcezza.

E i tuoi occhi infine bacerò
perché nell’oblio del sogno
insieme a me si perdano.

incanto

di Romantica Vany & Giuseppe Iannozzi

Volubile l’incanto,
questa notte di luna vuota
stranamente
da un dove in lontananza
col fascino d’un fascio di luce
il buio d’attorno fende.

Spezie e rare essenze
nel brumoso aere spargono
il lor profumo.

Malinconia
allo stormir delle foglie:
ciao autunno, ciao!
Così, prendimi per mano
e lasciami sentire
dei tuoi pensieri il rumore.
Sol desidero
di spogliare il tuo cuore
per meglio comprendere
lo spazio della tua fantasia.

Saprà tacere il buio
unico testimone?
Ma mai potrò io dimenticare
quel nostro ballo
sotto un lenzuolo di stelle.

Ormai il plumbeo cielo
si cela nella fitta nebbia;
lontano però già vibra
un accordo di chitarra
per l’alba nuova
che cerchia l’orizzonte.

E scivola via la rugiada
dai fili d’erba verde:
è il tuo nome
che l’anima mi bisbiglia.

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