in rotta di collisione

Quante margherite colte!
Accese corolle di raggi di sole
– la risvegliata estate,
la palpabile sua bellezza -
per le belle mie fantasie.

L’energia, vita che dal corpo
s’estende alla Ragione,
cerchio esterno dell’Energia
il suo confine.

L’esuberanza tua pura libido
che da conto si può tener o no
sempre dietro stando
al senso dell’Universo;
più sicura d’ogn’altra cosa però
quando il Tutto termina
è che spegni la luce pure tu.

Per chi l’amor lo sa
mai gl’è chimera,
emozione forte sì.
Ma è tempo d’andare,
e me ne vado
con la mano nella tua
prima di pensare
a quale stazione del Metrò
dovremo stazionare
per in Hotel far ritorno.

Breve il passo
fra l’amore e la morte,
fra la vita e il niente
che è per noi mortali
in rotta di collisione
col guscio delle stelle,
in luce e in ombra
tra veglia e sonno.
E di Virgilio il Sommo
in mente mi sovviene
giusto ora un suo verso:
“Omnia vincit amor
et nos cedamus amori”.

Oh l’amour, l’amour toujours!

di Romantica Vany & King Lear

I Love Mommy

Molte persone paragonano ad una stella la persona amata.. a me bastano i tuoi occhi lucenti e splendenti per illuminarmi il cammino. Mi hai insegnato a vivere per ogni istante, perché è unico, irripetibile. Difficile da scegliere, facile da dimenticare. Ogni volta che ho bisogno d’amore corro da te.. ed ogni volta ci sei! I love Mommy!

Eri tu

Hai puntato questa mattina
l’arma alla tenera mia gola
adoprando tono secco
di colpo di pistola
che m’ha fatto presto sbiancare.
I miei pochi spicci volevi
dal borsellino mio portar via,
proprio come volgare ladro.

Traendo fuori dai più profondi
precordi del core il coraggio,
con rabbia ti ho sputato in faccia
una lacrima di bambina.
Ma subito tu m’hai colpito
nell’ingenuità inventandoti
di sana pianta che con cinque euro
avresti potuto tirar a campare
per una settimana intera.
Ed è stato in quel momento
che ho pensato che la gente muore
senza quasi mai sapere il perché:
forse perché la vita gli dice contro
quando al mattino il volto s’insapona
serrando forte, troppo forte gl’occhi.

Rimestando questo e altri pensieri
l’occhio ho gettato sulle tue Nike,
così ti ho riconosciuto, eri proprio tu!
Proprio tu, l’orso a me tanto caro
che a capofitto sul palco si getta
senza pensare, sempre pensando però
di calarsi nella parte del cattivo ragazzo,
del pazzo a tutti i costi! E allora infine
la maschera l’hai fatta volar via
rivelandoti per quel che sei,
timido e impacciato, vergognoso
e persino in volto tanto tanto rosso.

Ti conosco e ben so che di te,
buffo orso, mi posso fidare
perché ho scoperto
che se solo sul serio lo volessi
da te, a mani piene,
tanto assai ti potrei io rubare.

di Romantica Vany & King Lear

Se potessi avere un castello..

Credo che avrei preferito vivere nel 18° secolo. O anche prima. Nei tempi moderni il ritmo di vita è troppo frenetico.
In quei tempi invece c’erano cavalieri, abiti lunghi, immensi castelli, carrozze eleganti. Cose romantiche. Tutta un’altra vita.

Per prima cosa mi troverei un bel castello dove vivere. Con un grande parco o un giardino per le passeggiate, un lago e perché no, un piccolo bosco.

All’interno del castello,  quadri dei miei antenati, un camino, qualche statua antica, candelabri, imponenti scale ed una grande terrazza con vista sul giardino ed una bella fontana. Anche una sala da ballo per grandi eventi e qualche altra cosa che si può trovare in un castello.

E nel mio castello inviterei tutti gli amici che ho, compresi Voi ed insieme poteremmo organizzare qualche ballo, dei picnic all’aria aperta, delle passegiate a cavallo e qualche altro divertimento. Mi sembra proprio una bella prospettiva.

L’unico problema: costruire una macchina del tempo.
Magari mi indicate qualche tutorial da seguire?

Il Sole sull’Acqua

Stille di stelle
piovon giù sul tappeto
dei sogni miei e tuoi.
Su paralleli
ma interrotti binari
s’arrestano i pensieri;
ma in cerchio
s’incontrano gli astri
producendo
lampi e zigzaganti saette,
s’allontanano poi
per subito tornare
in fiammanti emozioni
che l’anima scuotono
come se tempo e spazio
mai avessero avuto corso.

Se solo non fossi
così distante!
In riva al lago allor siedo
l’incanto dei riflessi
del sole sull’acqua
cogliendo uno a uno.

E nell’ombra
i tuoi pensieri seguo seguendo
del mio cuore i battiti.
Scioglie la neve
e le tempeste tutte dissolve
il tuo acceso cuore.
Sei però buffo e un po’ goffo
e un po’ fesso anche;
e non capisco bene mai
se sei tu tutto o niente.
Poeta, esteta o cometa?

Nell’azzurro lassù
una foglia è volata
una rondine incontrando;
e sempre insieme s’accompagnano
con un pizzico di pazzia
sfidando del cielo l’altezza
nell’infinito disegnando
le mille e più emozioni
che nei nostri cuori fan capolino.

di Romantica Vany & King Lear

Un Pensiero

Pregare non guarisce. Non porta la salute. Ma pregare è salute.
Forse perché la preghiera più vera, la più alta, la più profonda è quella che non chiede niente, non sollecita niente, che non fa nient’altro che mettere a contatto, attraverso il pensiero, “l’infinito di quaggiù, con l’infinito di lassù”.

*

Prega bene chi ama bene,
l’uomo l’uccello e la bestia.
Prega meglio chi ama meglio,
ogni cosa piccola e grande;
perché il buon Dio che ci ama tutti
tutte le ha fatte, e tutte le ama.

Samuel Taylor Coleridge
da La ballata del vecchio marinaio

buon Weekend

Ogni sera è un dolcissimo rituale un bagno con essenza di lavanda.
Poi appiccicata allo specchio mi strucco e tolto l’ultimo residuo di ombretto, dissolto oramai come pulviscolo sotto gli stanchi occhi; mondata del trucco delle illusioni sprofondo nella ragazza che ha la voglia di sognare.
Sogno ciò che sfiora e niente che scontra, siedo in compagnia degli dei, vorrei sapermi come loro innalzare, fosse solo per fuggire dal brusio delle mie moltitudini.

Una trottola, un uragano, una tempesta la confusione.
Una mare calmo, l’erba, il sole, la tranquillità, il dolore, odio, piacere, amore.
Creare, mai distruggere. E sorridere al nuovo mattino, specialmente se festivo.

L♥VE

Sfiora le guance la primavera
con un’ambigua carezza
che dalle tue dita da pianista
par esser stata strappata:
tocchi leggeri a lungo attesi
eppur sì tanto temuti.

Un giardino fiorito questa vita
se son con te
stretta a te, sempre con te.
Ma paura presto si fa
di fronte a me, ne gl’occhi miei
che si perdono dietro al sonno:
su di me le tue pupille
pronte a scagliar faville
dentro al firmamento
degl’innocenti sogni miei.

Infinito cielo questa musica:
mai può esser silenzio
nel mio cuore che batte…
che segue un battito agitato
che nulla ha del tempo
che fugge.

Eterno giardino il viverti accanto,
così io piccolo fiore, tu forse il profumo
che stordisce prima dell’amore.

Di Romantica Vany & King Lear

Piove

Sono giorni di fitta e incessante pioggia.
Ogni cosa appare surreale, gli alberi con le foglioline nuove di un verde dolce e delicato, uno stormo di colombi gira avanti e indietro, c’è vento e freddo, il cielo è una pedana come un fiume che scoppia d’acqua; mi copro, sembro anch’io una nube che cerca di versare nembi di tempesta: una disperata immersa nel bagnato.
Mi sento assorbita in quest’umidore al punto che il dentro di me ed il fuori si mescolano e si confondono, in un silenzio assordante. Ovunque, dietro vetri, si rovesciano a pioggia pensieri muti; mi sento fradicia di notizie pessime che vengono nel nostro mondo fuori.
Un’istante esatto del bisogno di dire qualcosa, ma, come accade negli incubi, neanche il più sconnesso dei suoni esce fuori. Tutto è inquieto. Varcando la porta dell’ospedale mi ricordo le prime parole del Canto III della Divina Commedia
dove Dante scriveva:

Per me si va nella città dolente
Per me si va nell’eterno dolore
Per me si va tra la perduta gente

I miei Pensieri restano appiccicati ad un silenzio, in attesa di un sole caldo e come carta su un vetro bagnato da asciugare come panni stesi al sole, naufrago silenziosamente.

D’altra parte le piogge son solite durare per molto tempo e prolungarsi assai, quando affluiscono molti semi d’acqua, e nuvole e nembi s’ammucchiano gli uni sugli altri, stillanti, e accorrono di continuo, da ogni dove, e quando la terra fumante esala dappertutto, restituendo l’umidità.”. Lucrezio – De rerum natura

Pazzia

Pasquetta. Un singolare brusio lieto scivola sul mio tempo e intreccia voci libere. Da qualche parte ho letto che ridere aiuta a non perdere il senso delle proporzioni, per cui voglio essere saggia e serena, come un soffio rivitalizzante armonico pieno di sorrisi.
Forse è uno slancio che conduce ai confini della realtà; sono una incurabile romantica.

Cavalcherò l’erba del verde mattino,
scriverò su un raggio di sole,
e sognerò la sera i colori delle stelle.
Partirò sul canto di una brezza leggera,
mangerò pane cioccolatoso del cielo,
brinderò con acqua dal sapore genuino,
per appisolarmi su carezze di giunchiglie.
Così vorrei vivere.
Tra fumanti bisbigli di caffè,
giocando con uomini ricchi di sapienza,
parlando di immensità e di vari infiniti,
e tacendo di un certo assoluto. Pregherò,
cantando il profumo di gioia
riderò nel fare, ballerò nel dire,
amerò  perché mi piace amare.
Nella bellezza della vita ci sarà chi piange e chi ride,
chi vince e chi perde, chi è dentro il cerchio di Euclide
e chi è fuori.
Assaporerò la voglia dell’essere,
come a confondere la provvidenza di Dio
con i miei desideri.
Tutto ciò che vedo o sembro,
forse non è altro che un sogno dentro un sogno.
Socchiudo gli occhi facendo un bel  respiro.
Pazzia sì, forse tutto ciò è pazzia o semplicemente fantasia!

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