Il libro dell’Inverno

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Apriamo il libro di Gennaio. Le sue pagine bianco-argento raccontano la storia dell’inverno, racconti di temperature profonde e finestre smerigliate, di cappotti pesanti e camini fiammeggianti. Giorno dopo giorno voltiamo pagina dopo pagina di freddo. A volte la storia diventa inquietante: nevicate epiche. Ma, in generale, la narrazione si snoda attraverso il racconto di ghiaccio di giorni e notti gelide congelati nella più o meno allo stesso modo tutti i libri dell’inverno hanno fatto dall’inizio dei tempi.

Ma poi, senza preavviso, nascosto in mezzo al libro come una foglia verde pressata primavera, arriva un giorno in cui il sole sorge, non più pallido e acquoso, ma sorridendo come Aprile. Ci svegliamo per trovare una brezza che sale dalle isole calde, la rasatura il freddo fuori l’ aria che spinge ogni nube dal cielo. Ci sbattiamo il libro chiuso, paura che questa brezza primaverile ribelle potrebbe sollevare la pagina e rivolgiamo ancora una volta indietro, o in avanti , per l’inverno.

Forse Madre Natura si nasconde in questi giorni nel nostro libro come ricompensa per agosto, quando siamo sciolti e drenati dal calore. Forse è una benedizione. O forse lei lo fa per divertimento. Qualunque sia la ragione, sembra che abbiamo l’obbligo di sorta per godere del dono ci è stata dato, per sollevare le nostre facce alla luce e camminare per ore sotto il sole in un posto pezzato in cui l’opera di Madre Natura può più essere visto, un posto dove la luce sparge diamanti sulle acque fredde del lago e gli uccelli siedono in alto tra gli alberi, cantando . Come potremmo fare qualsiasi altra cosa con questo giorno?

La pagina si voltò ancora una volta a mezzanotte, come fa sempre e ci siamo svegliati con la vendetta dell’inverno.
Abbiamo messo le nostre cappe e tronchi accatastati nel camino.
Il bollitore ha fischiato, il ponch è congelato.
Il dono di una foglia verde primavera appena spremuto, nascosto proprio nel mezzo del racconto di un inverno.

quel sale e quel pepe

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Tu che sei bravo
riesci a prevedere
e a sentire cosa pensano
quel sale e quel pepe
nei loro cristalli bugiardi;
la cartomante ha presagito
crepe e disastri soltanto
in questo nostro mondo
ormai sì malvagio;
e solo, solo la brillantezza
del sale potrebbe ravvivare
quella demente ebbrezza
in un sentimento
di nascosta purezza.
Inganno e dubbio celati
sotto a un normalità
appena segnata,
appena sognata,
presto si correggono
in sogni bellissimi;
sgorga così la luna
tra fantasie millenarie
che il cielo ingolfano,
e pronte alle burla
del vento son esse
perché siano il parto
di mille stelle, del boreale,
di qualche incendio,
dell’ambigua materia
da dove le idee vengono.

Un brivido di speranza

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A volte arriva presto. Un brivido momentaneo che spaventa i nostri sensi in una mattina di dicembre altrimenti insignificante. Chiudiamo gli occhi lasciando dietro una tavolozza sbiadita di grigio ghiaccio. Forse ci sentiamo di passaggio come un ricordo, con nonchalance alla deriva sulle note di una vecchia canzone familiare. Un trillo lontano di campane slitta. Ma ancora, ci riconosciamo. Ancora ricordiamo lo spirito del Natale.

Ogni Natale era una fantasia quando eravamo bambini. Non abbiamo mai dato un pensiero allo Spirito di Natale, non ci si chiedeva quando, o se, sarebbe venuto su di noi. Babbo Natale. Il bambino nella mangiatoia. Biscotti di zucchero con spruzzo scarlatto – canti, regali, vestiti di velluto. Ogni singolo elemento della stagione delle vacanze era incanto tangibile e mosse tutte insieme hanno creato un magico incantesimo di bontà e di speranza che noi non abbiamo mai messo in discussione. E ‘ stato sempre affidabile, sapevamo che sarebbe venuto come sicuramente sapevamo le pagine del calendario si sarebbero trasformate, riempiendo i nostri cuori e le nostre menti inondando con un calore senza pari per tutto il resto dell’anno.

Ma l’età adulta porta, e, occasionalmente, ruba, molte cose. Abbiamo più responsabilità e meno innocenza. Sappiamo dove i regali sono nascosti perché noi siamo quelli che li nascondiamo. A volte, nel turbinio di cartoline di Natale e pasta biscotto, improvvisamente ci fermiamo e ricordiamo quella vecchia sensazione di infanzia. Potrà esserci anche quest’anno? E se il Natale diventa solo un’altra serie di compiti di dicembre per completare, semplici voci su un sia pur lista festosa di lavori?

La fantasia di Natale di un bambino non è persa in noi come adulti. Più calma, forse, e più serena, galleggia verso di noi la brezza della memoria. Non abbiamo, diamo per scontato ora. Attraverso le lenti della nostra vita, vediamo come il bene porta la bellezza in questo mondo stanco.
E così addobbiamo con archi sontuosi e appendiamo corone infiocchettate.

Se fosse in mio potere, io darei un regalo a ciascuno di voi.
Quel dolce brivido di speranza che è il Natale.
Possiate sentire anche quest’anno.

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Come un arcobaleno

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Puntuale come l’alba, costante come le maree, è un ricordo che torna a me ogni volta che cammino lungo una spiaggia solitaria al crepuscolo. Il ricordo meravigliosamente affidabile inonda i miei sensi e trovo che, ancora una volta, non ci vuole alcuno sforzo per vedermi come ero una volta: una bambina che tiene la mano del nonno, cercando senza successo di abbinare il suo passo nella sabbia lungo la luce del sole al mare al tramonto. Vorremmo stare con i nostri occhi sulla striscia scura dell’orizzonte come il mare ha rubato la sabbia lontano sotto i nostri piedi nudi, granello dopo granello, come in una clessidra, facendoci aggirare basi più solide per ogni minuto o giù di lì. Il vento frusta e sussurra. Mio nonno mi raccontava storie.
“Guarda”, diceva. ” là fuori. Per quanto si può vedere, e poi un po ‘di più. Riesci a vederlo? ”
“Vedere cosa?”,chiedevo, i miei piccoli occhi socchiusi mentre fissavano quel luogo misterioso dove il mare diventava cielo.
“Oh, c’è così tanto da vedere”, aveva risposto. “Ci sono creature, dentro in acqua, le creature più alte di edifici, creature che possono riempire il cielo. Mostri ed eroi, angeli e streghe, cose buone e cose cattive. ”
“I cani?”, chiedevo, “Forse”, rispondeva.

E guardare e guardare,con gli occhi pungenti, con il mio piccolo cuore pulsante a metà strada nella speranza e nella paura. E proprio la notte ha assunto il giorno, vorrei strillare… “Penso che posso vedere, nonno! Vedo qualcuno che cammina sul mare! Qualcuno davvero grande! Riesci a vederelo??” – “Certo che posso, ci puoi scommettere che posso.”.

A volte, di notte, penso, guardo la folla negli aeroporti, chiedendomi quale di queste persone potrebbero essere sotto mentite spoglie. Quali sono gli angeli? Chi è qui da un momento diverso? Penso che i gufi parlano in un linguaggio lirico che devo ancora imparare. Penso che ci potrebbe essere solo quelli intorno a me non riesco a vedere, affaccendati in opere di cui non so nulla. Non devo parlare di me in questo modo di vedere il mondo; è quanto parte di me come respirare. E, naturalmente, l’ho ricevuto da mio nonno.

La mia immaginazione si è risvegliata su quelle passeggiate al mare quando ero piccola. Mio nonno mi ha raccontato storie che cancellano un mondo piatto e monocromatico, storie che hanno acceso e crepitano, hanno aperto porta dopo porta nelle sale della mia mente, porte che, una volta aperte, non possono mai essere chiuse. Quando mi stanco di un mondo troppo spesso insipido e crudele, mi rifugio in queste camere trovando conforto nel colore al loro interno – la luce, la conoscenza, la gioia.

Un paio di sere fa, mi trovavo di nuovo in riva al mare nel blu nero oscuro, ho guardato l’orizzonte – fissando dura, gli occhi pungenti – in attesa, speranzosa, paurosa. E proprio quando le stelle cominciavano a pungere attraverso il cielo di velluto blu, ho potuto vederlo. Passeggiando lungo il nastro della notte – alto come un gigante, solido come un arcobaleno.

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Giustizia e Pace

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Nel mese di Maggio ho raccolto mazzi di dalie coloratissime, fiorivano in Giugno, caprifoglio e profumati gelsomini; a tavola si mangiava anguria e tutti i frutti riservati  all’Estate con la gioia che ci portano ogni anno.
Questa Estate, però, parole odiose come Ebola, ISIS, Guerra, risuonavano nelle nostre orecchie con un tono plumbeo, portando dolore e la paura con ogni riverbero.
Nelle ultime settimane, mi trovavo su una spiaggia costellata di gusci di cozze lilla e vetro azzurro, più azzurro del mare, a guardare verso l’orizzonte, oltre vele d’avorio, sapendo che, se solo avessi voluto, i miei occhi avrebbero potuto vedere le acque che lambivano le nostre coste. La stessa sensazione mi è venuta la sera camminando lungo la spiaggia, il sole al tramonto aveva trasformato il cielo in uno spettacolo prismatico che era un privilegio assoluto da vedersi. Un vento salato intorno mi accarezzava, mi sono fermata a considerare la linea di oscuramento fra mare e cielo e mi sono chiesta se forse occhi africani mi fissavano dall’altra parte di quello stesso mare.

Una volta pensavo che il mondo fosse così vasto e inconoscibile, è ora così piccolo e vitale interconnesso. Anni fa, la notizia degli orrori che si verificano in paesi distanti giungeva a noi settimane dopo, se non per niente. In questi giorni sappiamo le notizie mentre i fatti stanno accadendo. Il globo moderno è diventato minuscolo; dobbiamo accettare nulla più rimane un segreto.

Settembre mi è sempre sembrato molto simile a Capodanno. Oggi sto agitando l’addio a questa estate con la speranza che si troverà amore sufficiente per rispettarci con i fatti e non con le parole per ricominciare un nuovo anno; Parole eterne, redentrici; parole che rimangono indiscutibilmente vere.

Giustizia e Pace

La Piuma Bianca

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Se il pomeriggio non fosse stato così caldo, con un sole così implacabile, allora forse non avrei scelto il cappello con la più ampia tesa. Sarei stata senza cappello, preferendo lasciare che il vento soffiasse i capelli nei panorami verdi di una giornata di Settembre. Forse sarei stata a guardare in su.
Attraverso gli alberi verso il cielo blu e oltre.
Fino dove i tordi inseguono i falchi rossi lontano dai loro nidi. Fino dove le nuvole disegnano grandi immagini alle porte del cielo.
Avrei studiato quelle immagini forse, cercando di decidere cosa fossero – Un castello? Un drago? Una ruota? Una lepre?
Ma ho indossato il cappello a tesa larga per nascondere il viso dal sole e il mio punto di vista vagliato giù per terra ai miei piedi.
Mirate, affilati, gli occhi intorno alle cose più piccole: le ghiande, i ciottoli – viole blu, verde muschio.
E poi, eccolo lì, inchiodato a terra da un raggio di sole che cade duro tra gli alberi bianco come un osso, leggero come l’aria. Una penna.
Mi sono chinata a raccoglierla.
Più forte di quanto sembrasse a prima vista, ogni piccolo filo bianco era insieme a una lunga la penna, come le mani.
Così tristemente a terra, ancora pronta per il volo.
Troppo grande per uno scricciolo, un pettirosso, o passerotto.
E se fosse sceso dall’ala di un gabbiano?
O forse dal mio angelo custode, nel tentativo di dimostrare che è lì.

Ora la penna si trova in un vaso sulla mia scrivania.
L’accarezzo, le mie dita scorrono lungo il bordo increspato, almeno una volta al giorno.
Per ricordare a me stessa che il volo che si è concluso, deve ancora essere.

Ortensie

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Lungi dall’essere timido, questo fiore si presenta con enormi ciuffi di petali a forma di stelle simili al pizzo: simboleggiano la lussureggiante bellezza della femminilità.
Si dispongono lungo steli robusti che fanno le presentazioni impressionanti.
Apprezzata più per i loro fiori, le ortensie non hanno profumo, anche se alcune varietà hanno un profumo molto leggero e sottile.
Nel linguaggio dei fiori, ortensie simboleggiano l’amicizia, la dedizione, la perseveranza e la comprensione.
Il loro colore bluastro funge da calmante ed è diventato sinonimo di pace e tranquillità.
Non è quindi sorprendente che, all’epoca romana. si è pensato che questi fiori opulenti trasmettano orgoglio e vanità.
Non importa cosa significhino, sono oggetto di conversazione E SONO BELLE :)!

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La Valigia

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Una valigia, l’idea del viaggio, fa piacere anche vederla lì, in un angolo, pure se non partirai mai. E’ l’idea, la possibilità di evadere, l’occasione.
Dentro la valigia ognuno di noi mette le sue cose, i suoi giorni, la sua vita. Pezzi di carta e di stoffa che ci appartengono o appartengono a qualcun altro.
E i ricordi: è vero, spesso sono un fardello, un peso. Ma noi siamo anche ciò che siamo stati ed i ricordi sono le fotografie di noi stessi, quando ci riconosciamo e quando non ci piaciamo. Penso che la nostra vita, sia essa facile o difficile, piena o vuota, sia l’unico bene cui tenere davvero. Perché se siamo vivi, lo siamo anche per le persone che amiamo.

Il tempo fugge, pare si perda tra le lancette dell’orologio.
Noi si è anche chi incontriamo chi amiamo e chi odiamo, memoria che si rinnova giorno dopo giorno…

Oggi penso di rose la fragranza e delicatezza mi dicono AMORE!

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Buon Ferragosto!

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Ogni anno, per Ferragosto fuochi d’artificio a colorare l’aria umida e ad imbrattare il cielo notturno con i colori dell’Estate.
Ori di girasole e rosso anguria, colori verde erba e blu oceano. Ogni arcobaleno è un ricordo dei piaceri della stagione estiva.
Le auto di famiglia sono pronte per il viaggio annuale al mare. Le persone aspettano sotto il sole cocente, le labbra macchiate di rosso dal succo di ghiacciolo freddo all’amarena e ciliegia.
Bandiere e palloncini volano sui portici e, nei giardini ombrosi tavoli di legno, lunghi, apparecchiati con mais fresco, pomodori, pesche e tè freddo.

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Ed il sole caldo balla sopra l’acqua blu della piscina. Le onde., per chi si tuffa dal trampolino su e giù, su e giù, uno per uno, ridono i bambini, saltano e si tuffano attraverso il calore bruciante dell’aria pomeridiana. E’chiaro a chiunque che guarda che questo è considerato il massimo in termini di divertimento estivo.
Chiaro ai più, suppongo, ma non, lo confesso, per me, che amo sì i colori e la gioia di vivere ma anche la tranquillità.

Buon Ferragosto a tutti!

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Lanterne di carta

Nel quartiere più antico, nella parte più antica della mia città, c’è una casa vittoriana splendidamente restaurata davanti alla quale mi piace passare di notte.

Appese al soffitto del portico, avvolgenti come lune che orbitano intorno alle finestre, grandi lanterne di carta colorata.

In Estate, quelle gialle e rosa ondeggiano alla luce delle stelle, magicamente il passaggio al color oro e rame quando le prime brezze autunnali soffiano.
Nel mese di Dicembre, quelle rosse e verdi si riflettono nel terreno ghiacciato.
L’effetto è assolutamente affascinante: un delizioso tocco di stravaganza di colori che vivono all’interno della vecchia casa.
Non è un segreto che io adoro le lanterne cinesi. Niente rende una cena estiva più speciale con lanterne di carta che ondeggiano tra gli alberi.

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Pochi luoghi sono più incantevoli. Così, è stato con stupore che ho letto della celebrazione del solstizio d’estate che ha avuto luogo in Polonia. La gente si è riunita per lanciare oltre 17.000 lanterne di carta nel cielo notturno un incredibile bella esposizione.
Sembra che ogni anno ci sia questa celebrazione.

 

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